venerdì 31 luglio 2015

Riassunto Canto Paradiso 25

Riassunto Canto Paradiso 25 – Dante esprime il desiderio di tornare a Firenze e ricevere la corona di poeta del battistero: la fede che allora ricevette è anche quella che costituisce il fondamento del suo poeta.UN’altra sfera luminosa si distacca dal gruppo degli spiriti trionanti e si avvicina: è san Giacomo apostolo. Beatrice gli chiede di celebrare la seconda virtù teologale, la speranza, interrogando Dante. Giacomo invita il poeta a sollevare lo sguardo, poi gli chiede cosa sia la speranza, quanta egli ne abbia e da dove gli derivi. Beatrice interviene, rispondendo alla seconda domanda al posto di Dante, affinché egli non pecchi di superbia: la Chiesa militante non ha un figlio più pieno di speranza di lui Poi, gli lascia la parola.
La speranza, dice il poeta, è l’attesa certa della beatitudine futura, che deriva in eguale misura dalla grazia divina e dal merito individuale. A infondergliela, furono per primi i Salmi di Davide e l’Epistola dello stesso san Giacomo. Quest’ultimo si illumina compiaciuto; poi, chiede ancora quale sia l’oggetto della speranza. Dante risponde che è la beatitudine, come è affermato nelle Sacre Scritture.
I beati intonano un salmo e iniziano a danzare. Un’altra sfera luminosa si distacca dalla corona danzante e si fa avanti, mettendosi accanto a san Pietro e san Giacomo.
Beatrice lo presenta: è san Giovanni Evangelista, al quale Gesù dalla croce affidò la Madonna. Dante fissa lo sguardo sul santo, per cercare di vedere attraverso la luce. Giovanni lo avverte che il suo corpo è sepolto sulla terra e lì resterà fino al giorno del Giudizio: nell’aldilà, solo Cristo e Maria conservano ia carne sia spirito, perché furono assunti a cielo. Dante, continua il santo, dovrà riferire questa verità verso Beatrice, ma il suo splendore è tale che non riesce a sostenerne la vista.

Riassunto Canto Paradiso 24

Riassunto Canto Paradiso 24 – Beatrice rivolge una preghiera agli spiriti trionfanti, perché soddisfino le richieste di conoscenza di Dante. Le anime allora, iniziano a ruotare come e fossero comete. Una di esse gira per tre volte intorno a Beatrice, vantando in maniera celestiale; poi le parla, offrendo la sua disponibilità. E’ san Pietro, al quale Cristo consegnò le chiavi del Paradiso. Beatrice lo invita a interrogare Dante su quella fede che consente agli uomini di diventare cittadini del Paradiso. San Pietro, allora chiede al poeta cosa essa sia. Egli risponde, citando la definizione di san Paolo, che essa è il fondamento (sostanza) della speranza e la prova (argomento) dell’esistenza delle cose che non appaiono agli occhi. San Pietro domanda allora perché san Paolo abbia definito la fede in questo modo. Dante risponde: le cose che si mostrano in Paradiso sono nascoste allo sguardo degli uomini sulla terra, e per questo  la loro esistenza può essere creduta solo per fede. Compiaciuto della risposta di Dante, san Pietro gli chiede se egli stesso abbia fede. Dante risponde di s^ e il santo, allora, gli chiede da dove l’abbia tratta: dalla Sacra scrittura, ispirata dallo Spirito Santo, risponde Dante, e non dalle dimostrazioni razionali.
Pietro vuol sapere ancora che cosa garantisca l’autenticità dell’Antico e del Nuovo Testamento e il poeta risponde che sono i miracoli a provarla. Ma i miracoli, replica il santo, derivano la loro autenticità proprio dai testi sacri. Dante aggiunge che la prova è data dal fatto che gli uomini si convertirono al cristianesimo ancora prima dei miracoli, grazie alla predicazione degli apostoli. Gli spiriti del cielo innalzano un inno di lode a Dio. l’ultima domanda che san Pietro rivolge a Dante riguarda l’oggetto della sua fede: il poeta afferma di credere in un solo Dio e nelle tre persone della Trinità. Il santo lo benedice e lo abbraccia.

Riassunto Canto Paradiso 23

Riassunto Canto Paradiso 23 – Dante è giunto nell’ottavo cielo. Qui attende con Beatrice una manifestazione prodigiosa: il trionfo di Cristo con tutti i beati. Questi gli appaiono come una miriade di luci, sulle quali splende una luce ancora più intensa, accecante come il sole. Dante rimane folgorato, e Beatrice lo incoraggia a contemplare il uo sorriso: lo spettacolo è di tale sublimità che il poeta, anche se avesse le forze di tutti i più grandi poeti, non potrebbe descriverlo. La donna esorta comunque Dante a guardare gli spiriti: Cristo, che si è sollevato in alto per non abbacinarlo oltre, gli permette ora di farlo. Gli appare allora, simile a una stella la Vergine Maria: intorno a lei cantando e celebrandola, gira l’arcangelo Gabriele. Tutti i beati la invocano, presi d’amore per lei, e Dante celebrala loro virtù. Fra loro è san Pietro, l’incontro con il quale è preannunciato nella chiusa del canto.

Riassunto Canto Paradiso 22

Riassunto Canto Paradiso 22 – Ancora sconvolto per il grido dei beati, Dante si volge a Beatrice, che gli ricorda che ogni cosa in Paradiso procede dall’ardore per il bene.
L’effetto che l’urlo ha avuto sul poeta gli dovrebbe mostrare il motivo per cui Beatrice non ha riso e i beati non hanno intonato alcun canto: le sue facoltà non avrebbero retto.In seguito all’accorata invettiva di Pier Damiani contro i vescovi corrotti, i beati hanno pregato Dio di vendicarsi e Dante assister prima di morire, a tale vendetta. Poi, Beatrice invita i poeta a guardare le anime: egli vede più di cento sfere lucenti, una delle quali gli si avvicina e inizia a parlargli.
E’ un Benedetto, fondatore dell’abbazia di Conte assino e dell’ordine monastico dei benedettini. Lì accanto a lui si trovano Acario e Romando, fondatore del monastero di Calmadoli. Dante allora gli chiede di poterlo guardare nelle sue sembianze umane. Il santo risponde che nellEmpireo il suo desiderio verrà soddisfetto: la scala che parte dal cielo di Saturno, aggiunge, arriva direttamente all’Empireo. Purtroppo, continua san Benedetto, nessuno sulla terra muove più piedi per salire quella scala e la stessa regola monastica del suo ordine non serve più a nessuno.  benedettini sono avidi di denaro; ma tutti i beni che la Chiesa tiene per sé appartengono ai poveri e non ai parenti dei chierici. San Pier Damiani, san Francesco e san Benedetto stesso hanno iniziato la loro missione spirituale nella povertà e nella preghiera, ma ormai i loro ordini sono degenerati: Dio interverrà a punire tanta corruzione e a soccorrere la sua Chiesa.
Finito il suo discorso, san Benedetto si allontana, e Beatrice invita Dante a salire per la scala: immediatamente essi si ritrovano nel cielo superiore, quello delle Stelle fisse. Dante si rivolge alla costellazione dei Gemelli, nel cui spazio si trova ora: egli è nato sotto il loro sogno, e li invoca perché lo aiutino nella difficile prova che sta impegnando tutte le se facoltà. Beatrice lo invita a guardare verso il basso. Dante rivede il misero globo terrestre, che lo induce a sorridere della vanità delle cose umane.
Scorge poi i sette pianeti e, abbracciata con uno sguardo l’intera estensione della superficie terrestre, torna a fissare Beatrice.

Riassunto Canto Paradiso 21

Riassunto Canto Paradiso 21 – Dante guarda Beatrice: la donna spiega che non sorride perché, se lo facesse, in quel cielo – il settimo – al quale sono appena ascesi, ridurrebbe il poeta in cenere. Guardandosi attorno, Dante vede una scala infinita che sale verso l’Empireo e numerose luci che si dispongono sui suoi gradini. Uno dei beati si avvicina al poeta, che indugia a porgli delle domande e attende che Beatrice acconsenta. Quando ciò accade Dante interroga lo spirito: come mai egli è disceso tanto vicino a lui? e perché in quel cielo non viene intonato alcun coro? Il boato risponde prima alla seconda domanda, dicendo che se le anime di quel cielo cantassero, Dante ne sarebbe sopraffatto. Poi passa al primo quesito. è stata la Provvidenza divina ad assegnarli il compito di avvicinarsi a Dante per parlargli. Il poeta, allora, chiede perché sia stato prescelto proprio lui. Nessuno risponde lo spirito, potrebbe rispondere a una simile domanda: nessuna creatura, infatti, può penetrare nella mente del Creatore.
ante, allora, ciede al beato chi sia: è san Pier Damiani, che prima di convertirsi era conosciuto come Pietro Peccatore. Si dedicò alla vita contemplativa fino a quando, ormai anziano, non divenne vescovo. A questo punto, lo spirito pronuncia un’aspra invettiva contro i vescovi che, a differenza dei primi apostoli Pietro e Paolo vivono negli agi e nel lusso. Di fronte a questa dolorosa accusa, le altre anima si radunano rapidamente e rompono in un grido assordante che stordisce Dante.

Riassunto Canto Paradiso 20

Riassunto Canto Paradiso 20 – Dante e Beatrice si trovano ancora nel cielo di Giove, il sesto. L’aquila formata dalle anime degli spiriti giusti, tace dopo aver pronunciato ‘amara condanna dei sovrani indegni su cui si chiudeva il canto preedente. I beati intonano dei cori.
Poi a Dante sembra di sentire come il gorgoglio di un fiume: è la voce dell’aquila, che riprende a parlare.
Gli spiriti che ne formano l’occhio, cioè quelli che godono della beatitudine più alta, desiderano che Dante li guardi: sono il re d’Israele Davide, autore dei Salmi, l’imperatore romano Traiano, il re di Giuda Ezechia, l’imperatore Costantino, il re di Sicilia Guglielmo II d’Altavilla, il troiano Rifeo. Dante non si trattiene e manifesta il suo stupore per la presenza dei due pagani, Traiano e Rifeo. L’unica violenza che il Reno dei cieli sopporta, risponde l’aquila, è quella dell’amore e della carità. Dai corpi di Traiano e Rifeo, al momento della loro morte uscirono due anime Cristiane: Rifeo credeva nella venuta di risto come evento futuro e Traiano come evento passato. Quest’ultimo resuscitò, dopo essere andato all’Inferno, grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno:una volta risorto ebbe tempo di convertirsi, così, morto una seconda volta, andò in Paradiso. Rifeo, pervaso dalla grazia di Dio, fu animato da un grande amore per la giustizia; Dio gli rivelò a poco a poco il mistero della futura redenzione, che si sarebbe realizzata con la morte e la resurrezione di Cristo; egli credette e per questo fu salvato. Le virtù teologali – fede, speranza e carità – ebbero su di lui lo stesso effetto del battesimo. La giustizia di Dio è imperscrutabile: l’aquila ammonisce gli uomini a non emettere giudizi, perché i beati stesi non sanno chi sarà tra gli eletti.

Riassunto Canto Paradiso 19

Riassunto Canto Paradiso 19 – Nel cielo di Giove, Dante ammira on stupore la sagoma dell’aquila formata dalle anime dei beati splendenti di luce. Incredibilmente, essa inizia a parlare come se si trattasse i una sola persona riuniti insieme, si trovano lì gli spiriti dei giusti, che ebbero fama in vita, ma il cui esempio non  più seguito sulla terra. Dante esprime all’aquila un dubbio a proposito della giustizia divina.Quando Dio creò l’universo spiega l’aquila, la sua idea rimase infinitamente più grande rispetto ai limiti finiti delle cose create: così, tutte le creature sono come recipienti troppo stretti per poter contenere quel bene infinito che, è Dio. La mente umana risulta, dunque, limitata: essa non può, con le sole sue forze, discernere il principio da cui ha origine, cioè Dio stesso. Dante si chiede tuttavia come può essere condannato giustamente chi nacque lontano dai luoghi della cristianità senza aver sentito parlare di Cristo.
Che colpa ha? L’aquila rimprovera la pretesa di Dante di giudicare la volontà di Dio. Essa è buona di per sé: tutto ciò che è in accordo con essa, è, dunque giusto. Il pensiero divino è incomprensibile per la mente dell’uomo. Solo che ha creduto in Cristo, sia prima della sua venuta, sia dopo la sua morte in croce, può essere salvato. Ma la fede non basta: molti che pronunciano il nome di Gesù, comunque, non si salveranno, mentre altri, considerati infedeli perché non lo avranno conosciuto, saranno vicinia lui nel giorno del Giudizio e potranno condannare i cristiani malvagi. Allo stesso modo, i pagani condanneranno i sovrani ingiusti della cristianità.

Riassunto Canto Paradiso 18

Riassunto Canto Paradiso 18 – Dante pensa assorto alla profezia sul suo esilio pronunciata da Cacciaguida. Beatrice lo invita a distogliersi da quelle preoccupazioni, evocando il nome di Dio nel quale ogni torto trova giustizia. Il poeta si volge alla donna e viene sopraffatto dall’amore che splende nei suoi occhi.
Poi, si volta nuovamente verso il suo avo, che riprende a parlare. Nel quinto cielo si trovano spiriti che ebbero grande fama sulla terra: Cacciaguida pronuncerà i loro nomi e ogni spirito nominato brillerà e attraverserà come un fulmine i due bracci della croce. Tra i beati vi sono Giosuè, he succedette a Mosè nella guida del popolo di Israele; Giuda Maccabeo, che liberò gli ebrei dalla tirannide di Antioco Epifane, re di Siria; Carl Magno, fondatore del Sacro Romano Impero, che insieme al paladino Orlando, anch’egli tra i beati, combattè gli arabi in Spagna; Guglielmo, consigliere di Carlo Magno, e il suo fedele Rinoardo, musulmano convertito al cristianesimo; Goffredo di Buglione, che guidò la prima crociata, e Roberto il Guiscardo, che sconisse gli arabi in Puglia. Dante guarda gli occhi di Beatrice che risplendono ancora di più: capisce di essere asceso al cielo superiore. Una visione incredibile o accoglie: i beati si dispongono in modo da ormare varie lettere de’alfabeto e quindi la frase ‘diligite iustiam qui iudicatis terram. Poi, gli spiriti restano disposti all’ultima lettera della frase, cioè la M. Altri beati, splendenti, si posano sulla sua sommità creando prima un giglio, poi la testa di un’aquila. Dante prega allora Dio, perché indirizzi lo sguardo verso la terra, a quel fumo che oscura la sua luce e che proviene dal clero corrotto. Poi, rivolto ai beati, chiede che essi preghino per coloro ce sulla terra sono travati dal cattivo esempio. Infine, pronuncia un apostrofe contro papa Giovanni XXII, accusandolo di usare la scomunica per denaro.

Chi è Bartolomeo della Scala

Chi è Bartolomeo della Scala – Primogenito di Alberto della Scala, Bartolomeo della Scala divenne signore di Verona nel 1301, in seguito alla morte del padre. Governò fino al 1304, anno in cui prematuramente morì. Dante si recò a Verona nel 1303, mentre egli era al potere, dopo aver rotto i rapporti con gli altri esiliati. Nel XVII canto del Paradiso è indicato come gran Lombardo.
L’espressione vuole celebrare la sua generosità nei confronti dell’esule.

Riassunto Canto Paradiso 17

Riassunto Canto Paradiso 17 – Esortato da Beatrice, chiede a Cacciaguida che gli chiarisca le allusioni ce, all’inferno e in Purgatorio, alcuni spiriti hanno fatto sul loro futuro sventurato. L’avo precisa anzituttto che egli vede nella mente di Dio ciò che accadrà, senza che questi neghi il libero arbitrio degli uomini. Quindi, spiega a Dante che sarà esiliato ingiustamente da Firenze per le trame dei Guelfi neri e di papa Bonifacio VIII che, pure, poco dopo saranno puniti da Dio. Dante lascerà cose care, costretto a cercare altrove ospitalità: ma a pesargli sarà soprattutto la soltezza dei suoi compagni di sventura che prima lo attaccheranno, poi periranno nel tentativo di rientrare con le armi a Firenze. Dante verrà ospitato a Verona da Bartolomeo e da Cangrande della Scala: a quest’ultimo spetteranno fama e gloria, sia per la sua onestà, sia per l’appoggio che dar all’imperatore. Nonostante le sue sciagure, Dante non dovrà però essere risentito con i suoi concittadini Il poeta, che si appresta a tollerare quelle pene, chiede allora n altro consiglio all’avo. Se dirà tutto quello che ha visto nell’oltretomba, si procurerà molti odi: dovrà dunque tacere la verità, per proteggersi, o sfidare le ire dei contemporanei, per conquistarsi una gloria futura? Cacciauida spiega che, anche se fosse reticente non per questo Dante si farebbe meno nemici: dunque, non abbia timore, e riveli ogni cosa. Se del resto ha visto tanti spiriti famosi, è perché solo le loro vicende possono colpire l’immaginazione dei vivi e indurli a mutare comportamento.

Riassunto Canto Paradiso 16

Riassunto Canto Paradiso 16 – Dante e Beatrice si trovano ancora con Cacciaguida nel cielo di Marte In apertura di canto il poeta si rivolge alla nobiltà di sangue di cui gli uomini sulla terra si vantano, sebbene essa sia ben poca cosa. Lo stesso Dante in Paradiso ne ha fatto motivo di orgoglio; ma essa  come un mantello che si restringe con il tempo e i discendenti non provvedono ad allungarlo. Dante chiede quindi a Cacciaguida informazioni su di lui e sulla Firenze del suo tempo. L’avo risponde di essere nato nel 1091 e di aver vissuto nel quartiere fiorentino di porta San Piero. Per modestia, tace sulle origini dei suoi antenati. Quindi, spiega che gli uomini d’arme presenti in città erano allora circa un quinto della popolazione che Firenze ha all’epoca di Dante. Gli abitanti erano tutti di origine cittadina e nessuno proveniva dal contado. I conflitti tra la Chiesa e l’Impero avrebbero spinto molti di coloro che stavano nelle ampagne a trasferirsi in città. dove si sarebbero arricchiti con mezzi spregevoli. Così, la mescolanza di cittadini di provenienze e ceti diversi avrebbe causato la rovina di Firenze. Poi, Cacciaguida elenca i nomi di casate illustri, il cui ricordo si è perso: le famiglie, infatti, possono estinguersi, come le città. Infine, l’avo celebra l’antica Firenze, che viveva nella pace e senza alcuna divisione interna.

Riassunto Canto Paradiso 15

Riassunto Canto Paradiso 15 – Le anime di coloro che combatterono per la fede sono apparse nel cielo di Marte in forma di una croce risplendente. Da un braccio di essa si sposta un beato, simile a una stella cadente o a una gea, accogliendo Dante con altissima gioia. Egli loda Dio con solenni parole latine e il poeta che fissa Beatrice, crede di toccare il colmo della beatitudine. Allora, lo pirito pronuncia parole così profonde da risultare incomprensibili; quindi, invita Dante a interrogarlo, per quanto egli sappia già (lo legge nella mente di Dio) cosa voglia chiedergli. Il poeta ringrazia della festosa accoglienza che gli è stata tributata, e domanda al beato la sua identità. Questi rivela così di essere Cacciaguida, trisavolo di Dante e padre di Alighiero, che ora è in Purgatorio e per abbreviare le pene del quale il poeta dovrà pregare. Cacciaguida ricorda la Firenze in cui nacque, tutta racchiusa entro la prima cerchia delle mura: la città dei suoi tempi era tanto pacifica, sobria e virtuosa quanto quella dei tempi di Dante è divisa, corrotta e dissoluta. L’avo ricorda usi, costumi e personaggi del passato, contrapponendoli severamente al presente; quindi rievoca la propria nascita, il proprio battesimo, alcuni membri della famiglia. Egli fu fatto cavaliere dall’imperatore Corrado III: con cui partecipò alla seconda crociata e in Terra Santa morì combattendo per la liberazione del Santo Sepolcro.

Riassunto Canto Paradiso 14

Riassunto Canto Paradiso 14 – Dante e Beatrice sono ancora presso gli spiriti sapienti del quarto cielo del Paradiso. Non appena san Tommaso termina il suo discorso, con perfetta coordinazione inizia a parlare Beatrice, che esprime un altro dubbio di Dante: la uce che avvolge ‘anima dei beati resterà immutata? Quando riacquisteranno il loro corpo, essa non impedirà loro di vedere? I beati iniziano a intonare un triplice canto in lode della Trinità, mentre una voce, quella del re Salomone, umilmente inizia a parlare. Quando le anime si ricongiungeranno con i corpi, in occasione della resurrezione che seguirà al Giudizio finale, le persone dei beati risulteranno più perfette: per questo, avranno un grado maggiore di beatitudine e, dunque, emaneranno una luce ancora più intensa. Lo splendore della carne sarà più forte della luce irradiata, mentre gli organi corporei saranno potenziati per ricevere ogni sensazione di diletto. Un chiarone si diffonde in tutto il cielo attorno alle corone di beati e a Dante sembra di vedere nuove anime disporsi attorno a quelle degli spiriti sapienti. Il bagliore è tae ce il poeta non riesce a sopportarne la vista e si volge a guardare Beatrice. Poi, acquistata nuova forza, i suoi occhi si risollevano verso l’alto: Dante si vede trasportato nel cielo superiore.
Qui domina la luce colore del fuoco del pianeta Marte. A Dante appaiono due raggi, composti da stelle luminose, disposti a formare una croce dalle braccia di uguale misura. In essa balena l’immagine di Cristo. La memoria di Dante si offusca nel tentativo di ripetere, attraverso le parole quella visione, che egli considera la più bella ai vista fino a quel momento nel Paradiso.

Riassunto Canto Paradiso 13

Riassunto Canto Paradiso 13 – Dante e Beatrice sono ancora nel quarto cielo tra gli spiriti sapienti.
Le due corone di beati cantano e danzano. Il poeta, chiedendo al lettore uno sforzo di immaginazione, la paragona alle quindici stelle del cielo boreale, unite alle stelle dell’Orsamaggiore e alle due dell’Ora minore a formare una costellazione (che in realtà non esiste) a fora di corona.
I beati si arrestano, lasciando che san Tommaso riprenda a parlare con Dante. Egli vuole chiarire al poeta il dubbio che ha letto nella ua mente: come è possibile che Salomone, nominato nel X canto, sia stato più sapiente di Adamo e di Cristo, tradizionalmente ritenuti gli uomini più saggi della terra?
Tutte le cose create, spiega, emanano da Dio e discendono poi nella materia dalla quale traspare più o meno la luce che l’impronta divina lacia in ogni cosa. e la creature risultano imperfette. Adamo e Gesù, creati direttamente da Dio, sono superiori a tutti gli altri esseri umani quanto a perfezione.
Salomone allora risulta il più sapiente non in quanto uomo a in quanto re. atto questo chiarimento, san Tommaso invita Dante a procedere con prudenza quando gli si presentano questioni non immediatamente chiare. Le opinioni formulate in maniera frettolosa spesso conducono all’errore: sia tra i pensatori pagani sia tranquilli cristiani furono molti coloro che sbagliarono su questioni delicate e importanti. Si dovrebbe essere cauti, continua san Tommaso, anche nel giudicare i comportamenti umani, senza basarsi sulle apparenze, perché il giudizio di Dio è imperscrutabile.

Riassunto Canto Paradiso 12

Riassunto Canto Paradiso 12 – Dante e Beatrice sono ancora nel cielo del sole, dove si trovano gli spiriti sapienti. San Tommaso ha appena concluso il suo discorso su san Francesco, quando la corona di beati inizia a ruotare; un’altra corona la circonda, muovendosi con essa e accordando il proprio canto a quello degli altri beati.
Dante sente una voce levarsi dal coro, e una delle anime inizia a parlare: come san Tommaso ha lodato san Francesco, così adesso lo spirito intende parlare dell’altro santo che fece da guida alla Chiesa, riportandola sulla retta via..
L’anima inizia a raccontare la vita di San Domenico. nato a Caleruega, in Spagna, egli manifestò la propria santità ancor prima d nascere: la madre, infatti, mentre era incinta ebbe visioni profetiche.
Nel giorno del suo battesimo, egli sposò idealmente la Fede, di cui sarebbe divenuto uno strenuo difensore. Egli sembrò aver coscienza della propria missione già quando, ancora bambino,veniva trovato dalla nutrice fuori dalla culla, per terra. Divenuto un importante teologo, si pose direttamente al servizio della Chiesa, e non per cercare onori e fama, come molti altri chierici Domandò per questo al papa di essere inviato a predicare presso gli eretici Albigesi, destinando i beni materiali ai poveri. Il suo esempio fu imitato dai suoi seguaci.
Sia san Domenico sia san Francesco furono ardenti difensori della Chiesa. Ma, continua l’anima, i francescani non hanno eseguito l’esempio del loro ispiratore: l’ordine è degenerato perché i frati si sono divisi sull’interpretazione della Regola, alcuni allontanandosi da essa, altri intendendola in senso restrittivo; Dio, però, li punirà. L’anima, a questo punto,si presenta: è san Bonventura da Bagnoreio, rate francescano e grande mistico medioevale. Insieme a lui si trovano altri che misero a frutto la loro sapienza per difendere la fede, con il cui elenco si chiude il canto.

Chi è Tommaso d’Aquino

Chi è Tommaso d’Aquino – Tommaso d’Aquino può essere considerato il più influente e importante pensatore cristiano del Medioevo. Figlio del conte d’Aquino, nacque nel castello di Roccasecca in ampani,a nel 1226 e divenne frate domenicano nel 243. Studiò a Parigi e a Colonia dove incontrò Alberto Magno. Una volta completata la sua formazione iniziò a insegnare nella stessa Colonia, a Parigi, a Napoli, per poi tornare nuovamente a Parigi.
Rientrò in Italia nel 272 e vi morì nel 274 Fu canonizzato nel 323 e poi proclamato dottore della Chiesa.
A Tommaso si deve la più organica sistemazione della teologia cristiana secondo i fondamenti razionali della filosofia aristotelica. Oltre ai commenti alle opere del filosofo greco, Tommaso è autore di due fondamentali Summae: la Summa Theologiae.
Dante riconosce la centralità delle dottrine di Tommaso, concedendo al santo un osto d’onore tra gli spiriti sapienti del quarto cielo del aradiso. Ma è opportuno ricordare che il pensiero di Dante non ricalca fedelmente e sue posizioni e che anzi, su numerose questioni si distacca da esso. La cultura filosofica di Dante era infatti molto varia e aperta a influssi differenti; non a caso proprio nel X canto del Paradiso, in cui filosofo appare, Dante colloca tra i sapienti il teologo Sigeri di Brabante, che da Tommaso era stato duramente avversato e criticato per quel che riguarda il rapporto tra ragione e fede.

Riassunto Canto Paradiso 11

Riassunto Canto Paradiso 11 – Il canto si apre con un’invettiva di Dante contro gli uomini, che, anziché pensare alle verit eterne e alla salute dell’anima, si perdono in occupazioni vane. Quindi riprenderla narrazione. Gli spiriti sapienti, che nel canto precedente hanno formato un cerchio ruotando intorno a Dante e Beatrice, si fermano, e san Tommaso d’Aquino, che già aveva parlato, riprende il discorso per chiarire due dubbi di Dante. Anzitutto, deve spiegare perché ha detto che nell’ordine dei frati domenicani ci si arricchisce spiritualmente se non ci si allontana dalla regola originaria: poi, perché ha sostenuto che nessun uomo è stato più sapiente del re Salomone. Il che ha sostenuto che nessun uomo è stato più sapiente del re. Solamente se non ci si allontana dalla regola originaria: poi perché ha sostenuto che nessun uomo è stato più sapiente del re Salomone. Il canto è destinato al chiarimento del primo dubbio (il secondo verrà risolto nel canto che). La provvidenza ha disposto due guide per la Chiesa: una fu san Domenico, fondatore dell’ordine cui Tommaso stesso apparteneva; l’altra fu san Francesco d’Assisi, che ora egli celebrerà. Sin da giovane, Francesco amava la Povertà, che dopo la morte di Cristo non aveva trovato nessuno disposto a seguirla sino in fondo Incorso nell’odio del padre, rinunciò ad oggi bene e si pose sotto la protezione del suo vescovo, attirando a sé, il suo esempio di umità assoluta, molti discepoli. Poi, ottenne l’approvazione orale di papa Innocenzo III e scritta di Onorio III. Dopo aver tentato inutilmente di convertire al Cristianesimo il Sultano d’Egitto, musulmano, tornò in Italia, dove ricevette le stimmate. Qui, due anni dopo, morì, poverissimo e raccomandando la povertà ai suoi seguaci. Dalla celebrazione di Francesco, aggiunge Tommaso d’Aquino, si può implicitamente comprendere ance la grandezza di Domenico, altra guida spirituale della Chiesa. Tuttavia, la maggior parte dei membri del suo ordine si sono allontanati dall’insegnamento originario del santo, perdendosi dietro i vani beni terreni. In questo  modo, è stato chiarito il primo dubbio di Dante.

Riassunto Canto Paradiso 10

Riassunto Canto Paradiso 10 – Il canto si apre con una visione cosmica che parte dalla Trinità, dal cui amore ha origine l’intero universo. Dante invita il lettore a seguirlo verso le sfere celesti per ammirare l’opera di Dio: si ricordano, infatti, il moto del cielo stellato, in cui il piano corrisponde a quello dell’equatore terrestre, e quello dei cieli dei pianeti che girano invece su un piano inclinato. Se l’orbita dei pianeti non fosse inclinata rispetto al movimento del cielo delle stelle non si avrebbe l’alternarsi delle stagioni sulla terra da cui dipende il ciclo vitale.
Dante giunge, accompagnato da Beatrice, al ciclo del Sole senza accorgersi di esservi salito. Le luci dei beati sono ancora più splendenti di quella del Sole, al punto che Dante non trova parola per descrivere quello che vede con gli occhi. Beatrice invita il poeta a ringraziare Dio di averlo fatto ascendere fino a quel punto. Dante volge subito il suo amore verso il Creatore, al punto da dimenticare Beatrice stessa.
Le anime dei beati si dispongono il cerchio attorno al poeta e alla sua guida e, cantando, girano per tre volte. Poi, uno degli spiriti inizia a parlare: è san Tommaso D’aquino, il più grande filosofo cristiano del Medioevo e accanto a lui c’è il teologo Alberto Magno. Per soddisfare il desiderio di Dante di conoscere i beati di quel cielo, san Tommaso inizia a presentarglieli sono: Francesco Graziano, Pietro Lombardo, il re Salomone, Dionigi l’Areopagita, lo storico Paolo Orosio e il filosofo Boezio, il grammatico Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Riccardo di  San Vittore, Sigieri di Barabante. San Tommaso a questo punto tace. E LA corona di beati riprende la sua danza e il suo dolcissimo canto.

Riassunto Canto Paradiso 9

Riassunto Canto Paradiso 9 – Dante e Beatrice si trovano ancora nel cielo di Venere, tra gli spiriti amati. Carlo Martello conclude il suo discorso, si rivolge poi nuovamente a Dio, mentre il poeta depreca l’attaccamento degli uomini alle cose vane.
Un’altra anima si avvicina: Dante a invita a soddisfare il suo desiderio di conoscenza: lo spirito, allora, si presenta: è Cunizza a Roma (parte dell’attuale eneto) e sorella del sanguinario tiranno Ezzelino da Romano, punito all’Inferno nel girone dei violenti. In vita subì l’influsso del cielo di Venere, ma pentendosi seppe trasformare in beatitudine quella inclinazione peccaminosa all’amore. Cunizza presenta poi a Dante l’anima che le sta accanto lodandone la gloriosa fama lasciata sulla terra. Gli abitanti della Marca Trevigiana, invece, non si curano di lasciare un buon esempio. Così, profetizza la beata, Padova verrà sanguinosamente sconfitta a Venezia, il tiranno di Treviso verrà ucciso in una congiura, il vescovo di Feltre tradirà alcuni fuoriusciti erraresi. Cunizza pont co termine al suo discorso e Dante invita l’altra anima a parlare anticipando la sua domandata. Il beato si presenta: è il trovatore Folchetto di Marsiglia, che nel corso della sua vita arse di passione, ma adesso non ha alcun rimorso perché il Lete ha cancellato il ricordo del peccato e Dio ha disposto al bene l’inclinazione amorosa. Folchetto, rispondendo alla domanda che Dante non ha di fatto formulato, dice che l’anima che gli sta accanto è Raab, a prostituta biblica che accolse nella sua casa a Gerico i due esploratori inviti da Giosuè prima di attaccare la città.
La beata fu la prima anima ad essere assunta in quel cielo da Cristo, perché con il suo aiuto favo la buona riuscita della prima impresa gloriosa di Giosuè per riconquistare la Terra Santa, di cui adesso il papa non si ricorda più. I fiorini, coniati da Firenze, sono la causa del traviamento della massima autorità della Chiesa, che dovrebbe guidare le anime dei fedeli. Il Vangelo e i testi dei padri della Chiesa non sono più considerati: il papa e i cardinali non pensano agli insegnamenti di Gesù, ma solo alle ricchezze ai beni temporali Ma presto Roma e il Vaticano verranno liberati da questa profanazione.

giovedì 30 luglio 2015

Riassunto Canto Paradiso 8

Riassunto Canto Paradiso 8 – Il canto si apre con un riferimento alla mitologia classica: gli antichi credevano che la dea Venere emanasse verso gli uomini l’impulso all’amore dal terzo cielo; per questo essi la onoravano e diedero il suo nome anche al pianeta.
Dante e Beatrice salgono, appunto, al cielo di Venere, che è il terzo. Dante non si accorge del movimento ma capisce di essere asceso più in alto perché vede Beatrice più bella. Nella luce del corpo celeste Dante distingue le luci delle anime che si muovono più o meno velocemente, a seconda del proprio grado di beatitudine. Gli spiriti si avvicinano cantando l’Osanna. Tra essi Tra essi uno inizia a parlare, offrendo di fermarsi un po’ con Dante. Lo spirito dice di avere avuto una vita breve e di aver avuto un rapporto affettuoso con il poeta: i tratta di Carlo Martello, erede al trono di Provenza, di Napoli e d’Ungheria. La Sicilia, spiega, avrebbe avuto come sovrani i suoi eredi e sarebbe stata ancora degli Angioini se il cattivo governo non avesse spinto il popolo oppresso a ribellarsi al re Carlo I al tempo della guerra dei Vespri siciliani. Se suo fratello Roberto che diventerà re di Napoli, si rendesse conto di questa verità, non opprimerebbe il suo popolo con la sua rapacità.
Dante chiede allora come sia possibile che da una stirpe generosa possa nascere un discendente avaro. Carlo Martello inizia a rispondere con una spiegazione teologica. La provvidenza di Dio prende forma di influenza astrale in ciascuno dei cieli: perciò, ogni individuo ricevere una serie di qualità naturali che gli vengono dalle costellazioni e dai pianeti sotto i quali nasce. Ogni cosa è dunque disposta dalla provvidenza a finché raggiunga perfettamente il proprio fine. Gli uomini sulla terra vivono in una società costituita, e ciascuno, dovrebbe, all’interno di essa, svolgere il proprio compito.
Per questo motivo è necessario che ogni uomo nasca con attitudini proprie, che lo dispongano allo svolgimento della propria funzione nella società civile. Gli uomini, dunque sono diversi gli uni dagli altri e per questo accade che padri e figli, come nel caso di Roberto, abbiano indole diversa. Se la natura dell’uomo predisposta al raggiungimento del proprio fine dalla provvidenza, trova la condizione in cui è posta a vivere discorde a sé, sicuramente farà una cattiva riuscita. Bisognerebbe dunque assecondare la natura di ciascun individuo e no forzarla deviandola dal suo fine, costringendo gli uomini a svolgere compiti per i quali non sono disposti.

Riassunto Canto Paradiso 7

Riassunto Canto Paradiso 7 – Giustiniano intona l’Osanna in lode di Dio, poi, insieme alle altre anime si allontana. Beatrice intanto si accorge di un nuovo dubbio che sorge nella mente di Dante: perché è stato giusto punire gli ebrei per la crocifissione di Cristo con la distruzione di Gerusalemme? La morte di Gesù non era necessaria a vendicare l’offesa subita da Dio con il peccato originale? A causa della sua superbia, risponde Beatrice, Adamo condannò  l’intera umanità al peccato, fino a quando Dio non si incarnò in Cristo. La sua morte fu giusta se si guarda alla sua natura umana, ma risulta ingiusta e si considera la sua natura divina che gli ebrei si rifiutarono di riconoscere. Per questo essi furono, poi, puniti.
Sorge in Dante un nuovo dubbio: perché Dio scelse di sacrificare il proprio figlio per salvare l’umanità? Beatrice risponde immediatamente: da solo, l’uomo l’uomo non sarebbe stato in grado di riparare alla colpa di Adamo. Per questo Dio intervenne con giustizia e misericordia, e, offrendo Cristo, nobiltà la natura umana con l’incarnazione. L’ultima parte del discorso di Beatrice riguarda la natura delle creature. Ciò che Dio ha creato direttamente è incorruttibile. Gli elementi, invece, ricevono la forma dai cieli: sono soggetti, dunque, a corrompersi. L’anima dell’uomo, infusa dalle mani del Creatore, è perfetta e non deperisce, proprio come il corpo che, infatti, risorgerà nel giorno del Giudizio.

Riassunto Canto Paradiso 6

Riassunto Canto Paradiso 6 – Dante e Beatrice sono giunti nel secondo cielo, quello di Mercurio che ospita le anime di coloro che in vita hanno operato giustamente. Il canto di argomento politico come i canti corrispondenti dell’Inferno e del Purgatorio è occupato per intero dal discorso di Giustiniano. A fare da elemento ricorrente è l’immagine dell’aquila, simbolo del potere imperiale e, insieme, della giustizia di Dio, che ha voluto l’impero per stabilire la pace in terra Giustiniano inizia col presentarsi. Imperatore dal 527 d. C. dapprima vicino all’eresia monofisita, egli fu convertito alla dottrina cattolica da papa Agapito, e solo allora potè compiere, ispirato da Dio, due grandi imprese: mettere pace nei suoi territori e riordinare il complesso delle leggi dell’impero nel codice che da lui prende nome. Nella seconda parte del discorso, Giustiniano ripercorre la storia dell’Impero per mostrare quanto danno gli rechino Guelfi e Ghibellini A partire dal viaggio di Enea in Italia, con la fondazione di Roma, il periodo dei sette re, le lotte di espansione durante la Repubblica, le imprese di Giulio Cesare e di Ottaviano Augusto, la diffusione della Chiesa, la sua difesa operata da Carlo Magno contro i Longobardi, tutto è stato voluto da Dio. Perciò le lotte ra Guelfi e Ghibellini sono insensate e sciagurate: sono nel torto tanto i primi, che sostengono il primato del potere temporale dei papi e Carlo II d’Angiò, quanto i secondi, che sostengono l’Impero con spirito di parte. Nella terza parte del discorso, Giustiniano spiega che in quel cielo sono premiati gli spiriti che hanno agito per conseguire onore e fama: essi non possono certo invidiare le anime poste in cieli più alti, perché ciò che li rende beati è vedere come tutto risponda alla giusta volontà di Dio. Esempio di questi spiriti è il provenzale Romeo di Villanova: sebbene rendesse grandi servigi al suo signore facendo sposare le sue figlie con importanti sovrani, fu scacciato per opera dei cortigiani invidiosi. Costretto all’esilio, visse gli ultimi anni della sua vecchiaia in miseria, ma con grande dignità e nobiltà d’animo.

Riassunto Canto Paradiso 5

Riassunto Canto Paradiso 5 – Beatrice risponde alla domanda posta da Dante nel canto precedente, e ciò se si possano compensare in qualche modo i voti mancati. Il dono più grande che Dio ha elargito l’uomo è la libertà del volere. I voti, che l’individuo sceglier spontaneamente di stringere, hanno un valore inestimabile, perché sono il segno più alto di questa libertà concessa da Dio: attraverso il voto è come se l’uomo restituisse al Creatore una parte della libertà ricevuta da lui: Per questo motivo, nel omento in cui si viene meno al voto è come se si tradisse questo patto fondato sul principio della libertà. Non esiste alcun compenso adeguato che possa riparare questa infrazione. Se l’uomo presume di poter usare ancora bene la propria libertà si inganna come se presumesse di poter fare buon uso di qualcosa che ha rubato.
Beatrice risponde a un altro eventuale dubbio di Dante: come mai la Chiesa, allora può dispensare dai voti. Ogni voto comprende una materia – ciò che si promette – e un atto formale vero e proprio, che sarebbe la promessa solenne fatta a Dio. Quest’ultima non potrà mai essere cancellata, mentre la materia di cui è fatto il voto in alcuni casi può essere sostituita. Tale sostituzione va sempre fatta con il permesso del’autorità ecclesiastica.
Ma restano dei voi il cui peso è inestimabile e che non possono essere eguagliati. Per questo motivo Beatrice esorta accoratamente i cristiani a non fare voti avventati.
Beatrice, a questo punto, volge lo sguardo verso il sole e ascende insieme a Dante il secondo cielo. Qui li accoglie una moltitudine di luci, dall’interno delle quali provengono delle voci. Uno degli spiriti si rivolge a Dante, invitandolo a chiedergli tutto ciò che desidera sapere. Il poeta chiede allo spirito chi sia e perchè si trovi in quel cielo. Il beato diventa ancoa più lucente di prima e si appresta a rispondere.

Riassunto Canto Paradiso 4

Riassunto Canto Paradiso 4 – Dopo l’incontro con Piccarda Donati e Costanza d’Altavilla, narrato nel canto precedente, Dante viene assalito da due dubbi ugualmente significativi, al punto che on sa scegliere quale esporre per primo.
Beatrice comprende i suoi pensieri e lo anticipa esponendo i due dubbi e offrendogli le spiegazioni necessarie. Il primo riguarda il mancato adempimento dei voti: come possono considerarsi meno meritevoli quelle anime che per cause sovrastanti e indipendenti da loro, come Piccarda e Costanza, non poterono tenere fede alla promessa che avevano fatto a Dio? Il secondo dubbio riguarda invece la dottrina platonica secondo cui le anime, dopo la morte, tornano nei cieli alla sede che occupavano prima di incarnarsi.
Beatrice comincia dal secondo punto, più importante. La teoria platonica: le anime infatti non stanno in sedi differenti, ma si trovano tutte nell’Empireo, ognuna con il proprio grado di beatitudine A Dante esse appaiono disposte nei differenti cieli, che si avvicinano progressivamente a Dio perché in questo modo egli possa comprendere meglio i vari gradi di beatitudine. La dottrina di Platone può essere accolta eventualmente solo in via metaforica.
Beatrice chiarisce poi il secondo dubbio di Dante, sui voti mancati delle anime. La volontà umana è tale che Piccarda e Costanza, se avessero voluto affrontare violenze ulteriori. Per questo esse sono meno meritevoli. Nel passato vi furono grandi uomini dalla volontà incrollabile: i martiri ad esempio, che affrontarono la morte pur di testimoniare e conservare intatta la loro fede, o ancora Muzio Scevola, l’eroe romani. Le parole di Beatrice non sono in contraddizione con quelle di Piccarda, che aveva sottolineato come Costanza in cuor suo fosse sempre rimasta fedele a Dio: Beatrice infatti si riferisce alla volontà relativa, mentre Piccarda parlava della volontà assoluta.
Dante ringrazia Beatrice e le pone un’altra domanda: è possibile compensare i voti mancati con altre opere di uguale peso? Beatrice sorride con tanta dolcezza che Dante, sopraffatto, deve distogliere lo sguardo da lei.