Riassunto Canto Inferno 32 e 33 – Dante sta per descrivere l’ultimo cerchio dell’Inferno: per farlo in maniera adeguata invoca le Muse. Arriviamo così sul fondo della voragine infernale, occupato da un lago ghiacciato, il Cocito. Dante attraversa le sue prime zone: la Caina dove stanno i traditori dei parenti, conficcati nel ghiaccio sino al collo; l’Antenora, dove sono i traditori politici, in posizione simile ma con la testa sollevata e tormentata dal freddo. Dante urta con un piede la faccia di un dannato, che risponde irosamente: il poeta lo minaccia di strappargli i capelli, se egli non rivelerà la propria identità. Così inizia a fare, quando uno spirito lì vicino rivela che si tratta di Bocca degli Abati, che con il suo tradimento causò la sconfitta dei Guelfi fiorentini a Montaperti (di qui l’insolita violenza di Dante nei suoi confronti). Scoperto, Bocca si vendica nominando altri dannati. In questo clima di abiezione Dante è colpito da uno spettacolo orribile: un dannato attenta furiosamente il cranio di un altro. Il XXXII canto si chiude con il poeta che chiee allo spirito chi sia e perché odi a tal punto il suo compagno di pena.
Lo spirito interrogato risponde alle richieste del poeta, i modo che il dannato cui morde il capo ne riceva maggiore infamia. E’ il conte Ugolino, e si accanisce contro l’arcivescovo Ruggieri, pisano come lui. Fidandosi di quest’ultimo, Ugolino era stato ingannato e imprigionato in una torre con due figli e due nipoti. Erano trascorsi alcuni mesi, quando egli fu turbato da un sogno: durante una battuta di caccia guidata da Ruggieri, Ugolino e i suoi venivano azzannati da cagne fameliche, scagliate contro loro dalle famiglie più nobili di Pisa. Svegliandosi, aveva sentito i figli piangere e chiedere del cibo nel sonno: m di lì a poco le porte della torre sarebbero state inchiodate. I figli invocarono l’aiuto del padre e, pur di non vederlo in quello stato, lo invitarono a cibarsi delle loro carni. Ma, alla fine, la morte li vinse tutti. Terminato il racconto, Ugolino si avventa di nuovo su Ruggeri e Dante sdegnato per l’atroicità della storia udita, maledice Pisa: egli si augura ce le isole di Capraia e della Gorgona si muovano dal Tirreno per chiudere la foce dell’Arno, così che tutti i pisani anneghino. Per Dante la città è colpevole perché non ha risparmiato i figli di Ugolino.
Il passo del canto XXXIII da noi presentato si ferma qui. Nel seguito, Dante riprende il cammino con Virgilio sino alla Tolomea, dove sono puniti i traditori degli ospiti. Fra essi, si stupisce di vedere frate Alberigo, che, sebbene abbia ucciso dei parenti dopo aver finito di far la pace con loro, tuttavia gli risulta essere ancora in vita. l frate spiega che quella parte dell’Inferno accoglie l’anima di chi si è macchiato di peccati tanto gravi mentre il corpo continua a restare in terra: questa è la sorte anche del genovese Branca Doria, lì vicino.
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