Riassunto Canto Paradiso 2 – Dante e Beatrice salgono rapidamente verso l’alto. L’attenzione del poeta viene catturata da un corpo celeste luminoso e liscio: è la Luna, che segnala l’arrivo al primo cielo del Paradiso. Dante pone subito a Beatrice un quesito: cosa sono quelle macchie scure sulla superficie lunare che si scorgono ad occhio nudo dalla terra? Il poeta espone la sua ipotesi: esse potrebbero dipendere da una maggiore o minore densità della materia di cui è composto il corpo celeste. Ma Beatrice confuta questa interpretazione ea parte dal presupposto erroneo che non vi siano differenze qualitative tra i corpi celesti, ma solo differenze quantitative
Per spiegare al poeta l’origine delle macchie, Beatrice illustra il modo in cui si diffondono le influenze celesti. Nell’Empireo si volge il Primo Mobile, il cui moto viene diffuso al cielo successivo, quello delle stelle fisse. Qui ogni corpo celeste dotato ciascuno di una propria virtù, accoglie quel moto, distribuendo lo in maniera differenziata ai cieli sottostanti a loro volta, questi ultimi, ciascuno secondo la disposizione che è propria alla loro natura, distribuiscono il moto progressivamente verso il basso. Questo significa che quella virtù che deriva dal Primo Mobile si combina di volta in volta diversamente con il corpo celeste cui si unisce. Per questo motivo le stelle brillano in maniera differente, a seconda dell’intensità dell’intelligenza angelica che muove il cielo in cui esse si trovano. L’origine del fenomeno è dunque spirituale e non fisica, come Dante aveva supposto con la sua ipotesi sulla densità dei corpi celesti.
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