mercoledì 29 luglio 2015

Riassunto Canto Purgatorio 22

Riassunto Canto Purgatorio 22 – Continua il  dialogo tra Stazio e Virgilio iniziato nel canto precedente. . Siamo dunque nella quinta cornice, dove sino ad ora abbiamo visto punita l’avarizia. Come è possibile, chiede allora Virgilio, che un uomo della nobiltà di Stazio si sia macchiato di un peccato così meschino? In realtà, spiega Stazio, in quel cerchio non si punisce solo quella colpa, ma anche il suo opposto, la prodigalità: ed egli fu appunto prodigo. Furono proprio dei versi dell’Eneide, del resto, a far ravvedere Stazio in tempo. Virgilio pone allora una nuova domanda: dalla lettura delle sue opere, Stazio non pare cristiano. Eppure,deve certo esserlo stato, altrimenti non potrebbe essere in Purgatorio: chi  dunque lo ha fatto convertire? Stazio rivela che il merito spetta ancora a Virgilio. La sua IV eloga, con la profezia della nascita di un fanciullo divino, era conforme alla predicazione dei cristiani: per questo egli iniziò a frequentarli, a soccorrerli nelle persecuzioni, ad ammirarli sino ad abbracciare la loro fede. Solo, non ebbe il coraggio di professarla pubblicamente: e anche questa colpa ha espiato in Purgatorio. Poi, Stazio domanda a Virgilio dove sono gli altri grandi poeti pagani e il poeta dell’Eneide lo informa che essi, insieme a lui, stanno nel Limbo. L’ascesa allora, riprende: Dante segue Virgilio e Stazio ascoltandoli con reverenza. Il loro cammino è interrotto da un albero carico di frutti profumati, a forma di cono rovesciato, sopra il quale scrosia una sorgente. Una potente voce d’angelo annuncia che quel cibo e quell’acqua sono proibiti, citando, come esempi di continenza dalla gola, Maria alle nozze di Cana, le antiche Romane ol profeta Daniele, l’età dell’oro, Giovanni Battista.

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