venerdì 31 luglio 2015

Riassunto Canto Paradiso 20

Riassunto Canto Paradiso 20 – Dante e Beatrice si trovano ancora nel cielo di Giove, il sesto. L’aquila formata dalle anime degli spiriti giusti, tace dopo aver pronunciato ‘amara condanna dei sovrani indegni su cui si chiudeva il canto preedente. I beati intonano dei cori.
Poi a Dante sembra di sentire come il gorgoglio di un fiume: è la voce dell’aquila, che riprende a parlare.
Gli spiriti che ne formano l’occhio, cioè quelli che godono della beatitudine più alta, desiderano che Dante li guardi: sono il re d’Israele Davide, autore dei Salmi, l’imperatore romano Traiano, il re di Giuda Ezechia, l’imperatore Costantino, il re di Sicilia Guglielmo II d’Altavilla, il troiano Rifeo. Dante non si trattiene e manifesta il suo stupore per la presenza dei due pagani, Traiano e Rifeo. L’unica violenza che il Reno dei cieli sopporta, risponde l’aquila, è quella dell’amore e della carità. Dai corpi di Traiano e Rifeo, al momento della loro morte uscirono due anime Cristiane: Rifeo credeva nella venuta di risto come evento futuro e Traiano come evento passato. Quest’ultimo resuscitò, dopo essere andato all’Inferno, grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno:una volta risorto ebbe tempo di convertirsi, così, morto una seconda volta, andò in Paradiso. Rifeo, pervaso dalla grazia di Dio, fu animato da un grande amore per la giustizia; Dio gli rivelò a poco a poco il mistero della futura redenzione, che si sarebbe realizzata con la morte e la resurrezione di Cristo; egli credette e per questo fu salvato. Le virtù teologali – fede, speranza e carità – ebbero su di lui lo stesso effetto del battesimo. La giustizia di Dio è imperscrutabile: l’aquila ammonisce gli uomini a non emettere giudizi, perché i beati stesi non sanno chi sarà tra gli eletti.

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