giovedì 30 luglio 2015
Riassunto Canto Paradiso 6
Riassunto Canto Paradiso 6 – Dante e Beatrice sono giunti nel secondo cielo, quello di Mercurio che ospita le anime di coloro che in vita hanno operato giustamente. Il canto di argomento politico come i canti corrispondenti dell’Inferno e del Purgatorio è occupato per intero dal discorso di Giustiniano. A fare da elemento ricorrente è l’immagine dell’aquila, simbolo del potere imperiale e, insieme, della giustizia di Dio, che ha voluto l’impero per stabilire la pace in terra Giustiniano inizia col presentarsi. Imperatore dal 527 d. C. dapprima vicino all’eresia monofisita, egli fu convertito alla dottrina cattolica da papa Agapito, e solo allora potè compiere, ispirato da Dio, due grandi imprese: mettere pace nei suoi territori e riordinare il complesso delle leggi dell’impero nel codice che da lui prende nome. Nella seconda parte del discorso, Giustiniano ripercorre la storia dell’Impero per mostrare quanto danno gli rechino Guelfi e Ghibellini A partire dal viaggio di Enea in Italia, con la fondazione di Roma, il periodo dei sette re, le lotte di espansione durante la Repubblica, le imprese di Giulio Cesare e di Ottaviano Augusto, la diffusione della Chiesa, la sua difesa operata da Carlo Magno contro i Longobardi, tutto è stato voluto da Dio. Perciò le lotte ra Guelfi e Ghibellini sono insensate e sciagurate: sono nel torto tanto i primi, che sostengono il primato del potere temporale dei papi e Carlo II d’Angiò, quanto i secondi, che sostengono l’Impero con spirito di parte. Nella terza parte del discorso, Giustiniano spiega che in quel cielo sono premiati gli spiriti che hanno agito per conseguire onore e fama: essi non possono certo invidiare le anime poste in cieli più alti, perché ciò che li rende beati è vedere come tutto risponda alla giusta volontà di Dio. Esempio di questi spiriti è il provenzale Romeo di Villanova: sebbene rendesse grandi servigi al suo signore facendo sposare le sue figlie con importanti sovrani, fu scacciato per opera dei cortigiani invidiosi. Costretto all’esilio, visse gli ultimi anni della sua vecchiaia in miseria, ma con grande dignità e nobiltà d’animo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento