mercoledì 29 luglio 2015
Riassunto Canto Purgatorio 17
Riassunto Canto Purgatorio 17 – Il sole sta tramontando. Dante e Virgilio sono appena usciti dalla densa nube di fumo entro cui stanno gli iracondi. Dante ha immediatamente delle visioni in cui gli appaiono gli esempi di ira punita. Il primo, tratto dalla mitologia classica, riguarda Progne: avendo suo marito Toreo usato violenza alla sorella Filomela, la donna si vendicò dando in pasto all’uomo le carni del figlioletto; gli dei, poi, la mutarono in usignolo. Il secondo esempio, come consueto, è biblico: Aman, ministro del re di Persia Assuero, tenta di fare crocifiggere il giusto Mardocheo per poi sterminare gli altri Ebrei. Il re, scoperto il piano grazie a Ester, moglie di Mardocheo, si vendica crocifiggendo l’esempio ministro. Il terzo esempio è tratto dall’Eneide, la regina Amata, madre di Lavinia, promessa in sposa ad Enea, si uccide in preda al furore vedendo arrivare le truppe dei Troiani si era infatti disperatamente opposta al matrimonio. Dante immagina che a parlare, davanti alla madre morta, sia Lavinia. Un forte bagliore ridesta il poeta: è l’angelo ce li aspetta al passaggio alla cornice successiva. Sul primo gradino Dante avverte un soffio sul viso (viene così cancellata un’altra P incisa sulla sua fronte); mentre alle sue spalle risuona il motto della settima beatitudine, che celebra i pacifici. Sta calando la notte. Date sente che gli vengono meno le forze per proseguire, poiché come aveva avvertito in precedenza Sordello, sul Purgatorio non è possible procedere con il buio. Volgendosi a Virgilio, il poeta gli chiede dove precisamente si trovino. Sono nella cornice degli accidiosi, che furono lenti a compiere il bene. Virgilio va avanti nella spiegazione. Il Creatore e tutte le creature sono dotate d’amore. Nelle creature proviene o dall’istinto (amore naturale), che è dato da Dio, o da libera scelta (amore d’animo): Il primo tipo non sbaglia mai, perché è ispirato dal cielo; il secondo, invece, è soggetto all’errore perché libero e perché soggetto alla volontà umana. Finché esso è diretto in primo luogo a Dio e poi, secondo la giusta misura, ai beni terreni, non può condurre al peccato. Ma se si volge al male oppure al ben con una sollecitudine minore o maggiore di quella richiesta, allora l’uomo pecca contro Dio. I peccati nascono, dunque, da un amore errato. Poiché è impossibile che le creature odino il Creatore o se stesse, l’unico male che esse possono amare si rivolge al prossimo, ed è di tre specie. La prima d luogo alla superbia, la seconda all’invidia, la terza all’ira, colpe che vengono espiate nelle prime tre cornici del Purgatorio. Se l’amore che spinge l’uomo verso Dio è lento si cade nel peccato di accidia, punito nella quarta cornice. Infine, l’amore eccessivo verso beni imperfetti è purificato nelle ultime tre cornici della montagna: la quinta, la sesta e la settima, dedicate rispettivamente agli avari e prodighi, ai golosi, ai lussuriosi.
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