mercoledì 29 luglio 2015
Riassunto Canto Purgatorio 23
Riassunto Canto Purgatorio 23 – Dante, di fronte all’albero dalla chioma capovolta, cerca di scorgere chi abbia pronunciato le parole di ammonimento riferite nel finale del canto XXII, ma è un coro misto a pianti: lo intonano i golosi, ridotti a un’orribile magrezza Dante, intuisce che la causa di ciò è nell’albero. Il poeta sta riflettendo, quando un’anima lo fissa ed esclama per la gioia. Il suo volto è così tramutato, da non ricordargli nessuno; ma dalla voce, egli riconosce Forese Donati, amico di gioventù morto quattro anni prima. Subito Forse chiede a Dante come si a potuto giungere in Purgatorio vivo, e chi siano i due personaggi con cui è. Dante prova pietà per la sofferenza dell’amico, ma prima di rispondergli vuole sapere da dove si origini la pena dei golosi. Forse spiega che Dio ha dato all’albero dalla chioma capovolta il potere di smagrire sino a quel punto gli spiriti, con il suo semplice odore. Dante, allora domanda come mai l’amico sia tanto vicino alla sommità del Purgatorio pur essendo morto da così poco tempo ed essendosi pentito solo in fin di vita. Farese è stato soccorso dalle accorate preghiere della sua vedova, Nella: per la sua virtù, ella è tanto più gradita a Dio in quanto vive in una città corrotta come Firenze. E su quella città Forese profetizza una punizione celeste terribile. Quindi, ripete a Dante le sue domande iniziali, che hanno finalmente risposta: il traviamento che ha condiviso con Forese in gioventù ha fatto smarrire Dante nella sela oscura, da cui è stato salato da Virgilio che ora lo conduce a Beatrice. Insieme a loro è Stazio: tutto il Purgatorio ha tremato poco prima perché egli è ormai pronto ad ascendere all’Eden.
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