venerdì 31 luglio 2015

Riassunto Canto Paradiso 19

Riassunto Canto Paradiso 19 – Nel cielo di Giove, Dante ammira on stupore la sagoma dell’aquila formata dalle anime dei beati splendenti di luce. Incredibilmente, essa inizia a parlare come se si trattasse i una sola persona riuniti insieme, si trovano lì gli spiriti dei giusti, che ebbero fama in vita, ma il cui esempio non  più seguito sulla terra. Dante esprime all’aquila un dubbio a proposito della giustizia divina.Quando Dio creò l’universo spiega l’aquila, la sua idea rimase infinitamente più grande rispetto ai limiti finiti delle cose create: così, tutte le creature sono come recipienti troppo stretti per poter contenere quel bene infinito che, è Dio. La mente umana risulta, dunque, limitata: essa non può, con le sole sue forze, discernere il principio da cui ha origine, cioè Dio stesso. Dante si chiede tuttavia come può essere condannato giustamente chi nacque lontano dai luoghi della cristianità senza aver sentito parlare di Cristo.
Che colpa ha? L’aquila rimprovera la pretesa di Dante di giudicare la volontà di Dio. Essa è buona di per sé: tutto ciò che è in accordo con essa, è, dunque giusto. Il pensiero divino è incomprensibile per la mente dell’uomo. Solo che ha creduto in Cristo, sia prima della sua venuta, sia dopo la sua morte in croce, può essere salvato. Ma la fede non basta: molti che pronunciano il nome di Gesù, comunque, non si salveranno, mentre altri, considerati infedeli perché non lo avranno conosciuto, saranno vicinia lui nel giorno del Giudizio e potranno condannare i cristiani malvagi. Allo stesso modo, i pagani condanneranno i sovrani ingiusti della cristianità.

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