mercoledì 29 luglio 2015

Riassunto Canto Purgatorio 14

Riassunto Canto Purgatorio 14 – Dante e Virgilio proseguono il loro cammino nella seconda cornice. Il canto si apre con le battute di due anime che si interrogano sull’identità di Dante e sull’eccezionalità della sua presenza in Purgatorio, poiché egli è ancora vivo. Uno dei due penitenti si rivolge direttamente al poeta chiedendogli chi sia. Il poeta risponde dicendo semplicemente che viene dalla Toscana; gli usa una parafrasi per indicare Firenze, sua città di origine, omettendo però sia il nome di essa, sia quello dell’Arno. Uno dei due spiriti si chiede perché egli abbia taciuto il nome del fiume, e l’altro coglie l’occasione per pronunciare una lunga invettiva contro le popolazioni della Val d’Arno. La parola Arno merita di essere dimenticata, tanto sono corrotte le genti che stanno nei suoi pressi. Gli abitanti del Gasentino sono detti brutti porci; gli aretini sono chiamati botoli, cioè cani di piccola taglia: i fiorentini sono lupi: i pisani volpi. Poi l’anima accanto, profetizza che suo nipote diventerà persecutore dei Fiorentini: allude a Fulcieri da Calliboli che nominato podestà di Firenze nel 1302, fece strage tra i Bianchi, perseguitandoli e uccidendoli, dietro compenso da parte dei Neri. A questo punto lo spirito rivela di essere Guido del Duca, signore romagnolo, e che con lui c’è Rinieri da Càlboli.  Comincia qui la rassegna degli antichi signori di Romagna, noti per valore e generosità, virtù ormai scomparse nei loro discendenti degeneri. Guido ha una tale nostalgia per quel mondo cortese, e prova un tale dolore per la sua scomparsa, che è costretto a interrompere il discorso fra le lacrime.
Dante e Virgilio, allora, si congedano e si allontanano. Sentono, a questo punto, due voci: sono gli esempi di invidia puniti da Dio. La prima voce, che dice: Mi ucciderà chiunque i troverà, e quella di Caino, figlio di Adamo ed Eva, che assassinò il fratello Abele: la seconda è la voce di Aglauro: figlia del re di Datene, era così ostile all’amore tra Mercurio e sua sorella Erse, che il dio la tramutò in statua. Il canto si chiude con le parole di Virgilio, che depreca l’indifferenza degli uomini verso il bene che Dio ha loro destinato.

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