Riassunto Canto Purgatorio 26 – Dante, Virgilio e Stazio procedono verso le anime dei lussuriosi, avvolte nelle fiamme. Il corpo di Dante proietta ombra rivelando che egli è vivo, e uno degli spiriti gliene chiede ragione. In quel momento, arriva però dalla parte opposta un’altra schiera: incontrandosi, le anime si abbracciano e si baciano rapidamente; poi, proclamano esempi di lussuria punita. Essi si guardano Sodoma e Gomorra, le città bibliche distrutte da Dio per i vizi dei loro abitati e Pasifae, moglie del re di Creta Minosse che, per unirsi al toro per cui nutriva una mostruosa passione, si nascose dentro una vacca di legno.
Allontanandosi la seconda schiera, Dante dichiara di essere effettivamente vivo e di stare compiendo il suo viaggio attraverso l’oltretomba per purificarsi dei suoi peccati e raggiungere, con la visione finale di Dio in Paradiso, la salvezza; poi, chiede alle anime, di presentarsi.
Quella che per prima gli aveva rivolto la parola spiega che a ricordare Sodoma e Gomorra sono i sodomiti, macchiati di un peccato contro natura di cui anche Cesare fu colpevole. Nella schiera di cui fa parte lo spirito che sta parlando si trovano invece i lussuriosi secondo natura che non saper domare gli istinti e si comportarono come animali: perciò essi ricordano la lussuria bestiale di Pasifae. Solo allora l’anima si presenta: è Guido Guinizzelli, il poeta bolognese riconosciuto dagli stilnovisti come loro padre ideale. Dante vorrebbe quasi lanciarsi nel fuoco per abbracciarlo in segno di ammirazione e di affetto: Guido lo ringrazia dicendogli che non dimenticherà mai le sue parole; poi gli chiede la ragione di un simile slancio. Dante celebra allora la dolcezza dei suoi versi, che hanno rinnovato la poesia volgare.
Guinizzelli, per modestia, indica accanto a sé un poeta che fu miglior fabbro del parlar materno, cioè uno scrittore che nel proprio volgare, raggiunse risultati superiori ai suoi. Come veràr svelato alla fine del canto, si tratta del trovatore Arnaut Daniel: egli fu più grande anche di Giraut de Bronelh, altro provenzale nominato subito dopo e molto celebre all’epoca. Allo stesso modo spiega ancora Guido, in passato in Italia veniva esaltato il rimatore Guittone d’Arerzzo, che venne però superato dai poeti dello stilnovo. Infine, Guido chiede a Dante di recitare per lui un Padre nostro quando giungerà davanti a Cristo: poi scompare nel fuoco. Dante i accosta allora all’anima di Armaut Daniel che, parlando in provenzale, si presenta e chiede al poeta di ricordarlo davanti a Dio. Lui, pure, terminato il suo discorso, si immerge nuovamente nelle fiamme purificatrici e scompare alla vista di Dante e delle sue due guide, Virgilio e Stazio.
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