Riassunto Canto Paradiso 18 – Dante pensa assorto alla profezia sul suo esilio pronunciata da Cacciaguida. Beatrice lo invita a distogliersi da quelle preoccupazioni, evocando il nome di Dio nel quale ogni torto trova giustizia. Il poeta si volge alla donna e viene sopraffatto dall’amore che splende nei suoi occhi.
Poi, si volta nuovamente verso il suo avo, che riprende a parlare. Nel quinto cielo si trovano spiriti che ebbero grande fama sulla terra: Cacciaguida pronuncerà i loro nomi e ogni spirito nominato brillerà e attraverserà come un fulmine i due bracci della croce. Tra i beati vi sono Giosuè, he succedette a Mosè nella guida del popolo di Israele; Giuda Maccabeo, che liberò gli ebrei dalla tirannide di Antioco Epifane, re di Siria; Carl Magno, fondatore del Sacro Romano Impero, che insieme al paladino Orlando, anch’egli tra i beati, combattè gli arabi in Spagna; Guglielmo, consigliere di Carlo Magno, e il suo fedele Rinoardo, musulmano convertito al cristianesimo; Goffredo di Buglione, che guidò la prima crociata, e Roberto il Guiscardo, che sconisse gli arabi in Puglia. Dante guarda gli occhi di Beatrice che risplendono ancora di più: capisce di essere asceso al cielo superiore. Una visione incredibile o accoglie: i beati si dispongono in modo da ormare varie lettere de’alfabeto e quindi la frase ‘diligite iustiam qui iudicatis terram. Poi, gli spiriti restano disposti all’ultima lettera della frase, cioè la M. Altri beati, splendenti, si posano sulla sua sommità creando prima un giglio, poi la testa di un’aquila. Dante prega allora Dio, perché indirizzi lo sguardo verso la terra, a quel fumo che oscura la sua luce e che proviene dal clero corrotto. Poi, rivolto ai beati, chiede che essi preghino per coloro ce sulla terra sono travati dal cattivo esempio. Infine, pronuncia un apostrofe contro papa Giovanni XXII, accusandolo di usare la scomunica per denaro.
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