martedì 28 luglio 2015

Riassunto Canto Inferno 30

Riassunto Canto Inferno 30 – Dante e Virgilio si trovano ancora nella bolgia del falsari. Due dannati, in preda a una furia bestiale, fanno il loro ingresso sulll scena. Simili a maiali che si lasciano fuori dal porcile, essi si avventano sugli altri dannati, mordendoli ferocemente. Sono falsari di persona: il primo è il fiorentino Gianni Schicci che simulò un’identità non sua per beneficiare di un testamento.; il secondo  Mira personaggio mitologico cui è dedicato un episodio delle Metamorfosi di Ovidio che si innamorò perdutamente del padre Cinira e che per unirsi a ui finse di essere un’altra donna. Subito dopo Dante e Virgilio incontrano il maestro Adamo affetto, come gli altri falsari di mete presenti nella bolgia, da una grande idropisia: per questa malattia, dovuta a un’eccessiva ritenzione di liquidi, il ventre si gonfia mostruosamente. Adamo si rivolge a Dante e Virgilio intono accorato e solenne invocandone la pietà. Ma le movenze iniziali del discorso del dannato lasciano be presto il posto a un odio incontenibile nei confronti di conti di Romena presso Arezzo che lo indussero a falsificare il denaro.
Accanto a maestro Adamo si trovano due falsari di parola: la moglie del faraone Putifarre, che incolpò ingiustamente Giuseppe, figlio del patriarca biblico Giacobbe, di avergli usato violenza; Simone, personaggio dell’Eneide, che convinse i troiani ad aprire le porte della città per accogliere il cavallo di legno che ne determinò la disfatta. Come gli altri falsari di parola, essi sono tormentati da una febbre perenne. Tra Simone e Adamo si innesca un alter animato e dai torni rivali: ciascuno rinfaccia all’altro la propria colpa. Virgilio richiama l’attenzione di Dante e lo rimprovera, poiché ha indugiato di fronte a uno spettacolo così basso.

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