Riassunto Canto Purgatorio 15 – Sono le tre del pomeriggio. Dane prosegue il suo cammino con Virgilio, quando un riflesso di luce abbagliante lo costringe a ripararsi gli occhi. Il poeta latino gli spiega che quella luce proviene dall’angelo che li condurrà alla terza cornice. Una vola raggiunta, la creatura celeste indica una salita tagliata nel monte e i due poeti sentono giungere dalle loro spalle un canto che inneggia alla misericordia, ricordata come la quinta beatitudine nel discorso della montagna di Gesù.
Poi, su richiesta di Dante, Virgilio spiega che l’invidia è provocata dall’attaccamento ai beni terreni, mentre il desiderio di beni spirituali si trasforma in amore. Più numerosi sono coloro che si volgono a Dio e ai beni spirituali, maggiore sarà la loro beatitudine.
A questo punto Dante ha delle visioni, in cui gli si mostrano degli esempi i mansuetudine, virtù opposta all’ira, le cui pene sono espiate nella terza cornice. La prima ha per oggetto un episodio narrato nel Vangelo di Luca Gesù, dodicenne, viene smarrito tra la folla di Gerusalemme dai genitori, che lo ritrovano dopo tre giorni al tempio mentre parla con autorità ai dottori della legge. Sua madre, la Vergine, anziché rimproverarlo si rivolge a lui con dolcezza. Nella seconda visione, appaiono a Dante una donna e un uomo: sono Pisistrato, tiranno di Atene, e sua moglie che, piena di rabbia e sdegno, chiede al marito di uccidere un giovane che per strada aveva baciato la figlia. Pirstrato le chiede allora cosa dovrebbero fare ai loro nemici, se riservano la morte a quelli che li amano. L’ultima visione è dominata da una folla in preda all’ira che uccide un giovane lapidandolo: è il martirio di santo Stefano, che in punto di morte continuava a pregare il Signore perché perdonasse i suoi assassini. Dante si risveglia confuso. Virgilio lo riscuote e, quando il poeta tenta di spiegargli cosa abbia visto, lo previene spiegandogli che egli ne conosce già il contenuto. Da lontano i due scorgono una fitta coltre di fumo.
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