mercoledì 29 luglio 2015

Riassunto Canto Purgatorio 13

Riassunto Canto Purgatorio 13 – Dante e Virgilio giungono alla seconda cornice del Purgatorio. Non vi sono figure scolpite sulla roccia: la parete e la via, di un colore livido, appaiono spoglie. Virgilio rivolge una preghiera al sole, guida del cammino dei pellegrini, affinché indichi con i suoi raggi il percorso da seguire. I due poeti proseguono rapidi per un miglio, quando sentono delle voci di spiriti invisibili. La prima voce è quella della Vergine Maria quando alle nozze di Cana, accortasi che era finito il vino, lo comunicò a Gesù affinché provvedesse. La seconda voce è quella di Pilade, amico fraterno di Oreste, figlio di Agamennone: egli si fece avanti per offrire la propria vita per quella dell’amico in pericolo di morte. La terza voce ripete la legge evangelica annunciata da Cristo, Amate i vostri nemici.
Virgilio spiega a Dante che nella cornice sono puniti gli invidiosi e che quelli che hanno appena udito sono gli esempi di carità, virtù ai quali i penitenti devono ispirarsi poiché contrapposta al loro vizio; poi, invita Dante a osservare bene le anime addossate sulla parete della roccia. Quella vista si rivela straziante: le ombre, che pregano pronunciando le litanie dei santi, hanno mantello dello stesso colore scuro della roccia, e indossano miseri panni, appoggiandosi l’una alle spalle dell’altra. Dante li paragona a dei mendicanti ciechi: infatti, questi penitenti non vedono perché hanno le palpebre cucite con il fil di ferro, ma dai loro occhi scorrono ugualmente abbondanti lacrime. Commosso e turbato, Dante decide di manifestarsi alle anime, che non possono vederlo; chiede dunque se c’è qualcuno di origine italiana. Un’anima subito gli risponde, precisando che lì in purgatorio tutti sono cittadini di una stessa patria. A parlare è la nobildonna senese Sapia, della famiglia dei Salvani, che confessa a Dante il suo peccato: ostile ai suoi concittadini, in occasione della sconfitta inflitta ai Senesi dai Fiorentini nel 1269. Sapia gioì a tal punti della sventura altrui da rivolgersi a Dio in maniera blasfema. Pentirsi alla fine della vita, si trova già in Purgatorio grazie alle preghiere pronunciate per lei da Pier Pettinaio, francesano senese venerato come santo per l’onestà e la bontà della sua condotta. Su richiesta della donna, Dante spiega di essere vivo. L’anima, infine, gli chiede di riferire ai suoi parenti che è salva in Purgatorio.

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