Storia dell’Arte Medievale – La rappresentazione dell’Inferno nell’Arte Medievale
Senza dubbio, la Commedia contribuì a fissare la rappresentazione dell’inferno nell’arte pittorica medioevale; ma a sua volta, essa si nutrì delle immagini di diavoli e dannati, presenti in affreschi e mosaici che Dante stesso poteva aver ammirato. Se furono gli scritti del i teologi e dei Padri della Chiesa a stabilire il significato del male e del peccato e, dunque, l’identità del diavolo fu l’arte a diffondere una visione concreta dell’aldilà, che spesso svolgeva una funzione didattica presso i fedeli; le terribili figure di dannati torturati da demoni ripugnanti dovevano suscitare un sincero sgomento nell’uomo medioevale, inducendolo a pentirsi dei peccati e a salvarsi, in particolare, l’immagine del diavolo si fonda su una degradazione, spesso grottesca, di tratti umani: il male inteso, dunque, come uno stravolgimento della natura umana; inoltre, secondo una semplificazione di grande impatto visivo ed emotivo, il male si identifica automaticamente nel brutto. Molti sono gli animali cui il diavolo è associato: il serpente, di ascendenza biblica, il maiale, il capo, da cui probabilmente derivano alcuni tratti come le corna e la barba; già presenti nei satiri dell’arte classica Il diavolo, inoltre, era spesso associato a tipi sociali marginali e subalterni, come i contadini: forconi, uncini e rastrelli, tipici strumenti della vita dei campi, diventano, nell’inconografia, le armi con cui i diavoli infliggono tremende torture ai dannati, come del resto testimonia anche Dante nella straordinaria invenzione di Malebolge.
La e rappresentazioni dell’inferno sono spesso parte dell’iconografia del Giudizio universale che ebbe una notevole diffusione in tutta l’arte del Medioevo, un esempio, risalente al ii secolo, è dato dagli splendidi mosaici del duomo di Torcello, piccola isola della laguna di Venezia.
Una parte della parete è occupata da un Giudizio, che risponde precisamente a quelle esigenze didascaliche ricordate prima. La scesa dei dannati, più che apocalittica e solenne, è realistica: i cantoni accentuati, i colori intensi, la dinamicità delle figure creano un inieme ricco di patho e capace di agire aemotiamente nell’animo di chi guarda. Su questo filone, intenso e realistico, si può collocare anche il mosaico del Giudizio universale del Bottistero di Firenze, iniziato probabilmente nel 1255 e attribuito a Coppo di Marcovalido. Qui, campeggia sulla scena orun orrendo diavolo divora i dannati e ha tutti gli attribuiti tipici del demonio (le corna, la barba nera, i serpenti), elaborati con uno stile grottesco, deformante e fortemente espressivo. Lea sena, inoltre, è satura di dannati e di diavoli che li sottopongono a torture spaventose. Dante conosceva bene questo mosaico, piché si trovava nel Battistero della sua città, più volte rammentato nella Commedia; è dunque una sicura forte di ispirazione per il poema.
Quasi contemporaneo alla stesura dei primi canti dell’inferno è lo splendido affresco del Giudizio universale di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, realizzato nel 1303-1304. Gli accenti realistici e grotteschi permangono: Lucifero è obeso, livido, animalesco, attorniato di serpi mostruose; i suoi demoni hanno tratti selvaggi e sadici; le pene sono terribili (si vedano, in particolare, le impiccagioni che richiamavano la diretta esperienza di vita el mondo medioevale): Tuttavia, nel suo complesso l’impostazione dell’affresco è solenne e ispirata da un senso profondo e implacabile della giustizia divina; le stesse fiamme della punizione provengono dal sereno arcobaleno che circonda un maestoso Cristo giudice. La scena è nettamente divisa in due parti; da un lato, in schiere composte e immetrice, giusti dall’altro, in uno spazio che i fa improvvisamente agitato e vorticoso, i dannati, avvolti da un turbine di fiamme. Nella Cappella degli Scrovegni, il male e l’inferno sono dunque il luogo del caos e del deserto, di contro all’armonia e all’equilibrio che dominano il regno dei beati. Fatto nuovo, Giotto si sofferma anche sulla sofferenza dei dannati: elemento, questo, che richiama la pietà spesso tutrita da Dante per le anime e che implica atteggiamento nuovo, più umano, rispetto a raffigurazioni precedenti.
Prova dell’influenza straordinaria che ebbe il modello dantesco nel codificare la rappresentazione dell’aldilà è l’affresco le pittore Nardo di Cione in Santa Maria Novella a Firenze: a geografia infernale è costruita sul modello della Commedia, seguendo federalmente tutte le suddivisioni in cechi, gironi e bolge.
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