giovedì 30 luglio 2015

Riassunto Canto Paradiso 8

Riassunto Canto Paradiso 8 – Il canto si apre con un riferimento alla mitologia classica: gli antichi credevano che la dea Venere emanasse verso gli uomini l’impulso all’amore dal terzo cielo; per questo essi la onoravano e diedero il suo nome anche al pianeta.
Dante e Beatrice salgono, appunto, al cielo di Venere, che è il terzo. Dante non si accorge del movimento ma capisce di essere asceso più in alto perché vede Beatrice più bella. Nella luce del corpo celeste Dante distingue le luci delle anime che si muovono più o meno velocemente, a seconda del proprio grado di beatitudine. Gli spiriti si avvicinano cantando l’Osanna. Tra essi Tra essi uno inizia a parlare, offrendo di fermarsi un po’ con Dante. Lo spirito dice di avere avuto una vita breve e di aver avuto un rapporto affettuoso con il poeta: i tratta di Carlo Martello, erede al trono di Provenza, di Napoli e d’Ungheria. La Sicilia, spiega, avrebbe avuto come sovrani i suoi eredi e sarebbe stata ancora degli Angioini se il cattivo governo non avesse spinto il popolo oppresso a ribellarsi al re Carlo I al tempo della guerra dei Vespri siciliani. Se suo fratello Roberto che diventerà re di Napoli, si rendesse conto di questa verità, non opprimerebbe il suo popolo con la sua rapacità.
Dante chiede allora come sia possibile che da una stirpe generosa possa nascere un discendente avaro. Carlo Martello inizia a rispondere con una spiegazione teologica. La provvidenza di Dio prende forma di influenza astrale in ciascuno dei cieli: perciò, ogni individuo ricevere una serie di qualità naturali che gli vengono dalle costellazioni e dai pianeti sotto i quali nasce. Ogni cosa è dunque disposta dalla provvidenza a finché raggiunga perfettamente il proprio fine. Gli uomini sulla terra vivono in una società costituita, e ciascuno, dovrebbe, all’interno di essa, svolgere il proprio compito.
Per questo motivo è necessario che ogni uomo nasca con attitudini proprie, che lo dispongano allo svolgimento della propria funzione nella società civile. Gli uomini, dunque sono diversi gli uni dagli altri e per questo accade che padri e figli, come nel caso di Roberto, abbiano indole diversa. Se la natura dell’uomo predisposta al raggiungimento del proprio fine dalla provvidenza, trova la condizione in cui è posta a vivere discorde a sé, sicuramente farà una cattiva riuscita. Bisognerebbe dunque assecondare la natura di ciascun individuo e no forzarla deviandola dal suo fine, costringendo gli uomini a svolgere compiti per i quali non sono disposti.

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