martedì 28 luglio 2015

Riassunto Canto Inferno 26 di Ulisse

Riassunto Canto Inferno 26 di Ulisse – Il canto si apre con una sarcastica invettiva sulla corruzione di Firenze, che segue all’incontro con cinque ladri di quella città, come narrato nel canto precedente. Lasciata la settima bolgia, Dante e Virgilio scendono verso l’ottava, dove sono puniti i consiglieri di frode. Da un ponte, il poeta guarda stupito n gran numero di fiamme che vagano senza sosta, tanto numerose quanto le lucciole in una sera d’estate. Sebbene non possa distinguerle chiaramente, capisce che dentro quei roghi stanno le anime dei peccatori. A incuriosirlo, è soprattutto una fiamma a due carni: in essa, gli spiega Virgilio, sono Ulisse e Diomede, che vinsero la guerra di Troia con vari inganni. Interrogato dal poeta latino, Ulisse narra ora come morì. Una volta tornato in patria, ed egli non poté trattenervisi, tanto grande era il desiderio di conoscere quella parte del mondo che non aveva ancora visto. Raccolta una piccola compagnia, si mise in viaggio verso le colonne d’Ercole che, presso lo stretto di Gibilterra, segnano il limite estremo delle terre conosciute. Giunto là vicino, esortò i compagni a superarle per seguire il loro desiderio di conoscenza;  ed essi, incoraggiati, così fecero. Avevano già avvisato, in lontananza, un monte (il Purgatorio), quando si levò un turbine: allora la neve si capovolse e tutti, miseramente, affogarono.

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