lunedì 27 luglio 2015

La Legge del Contrappasso

La Legge del Contrappasso – La Legge del Contrappasso nell’ordinamento morale dell’inferno e del Purgatorio viene stabilita da Dante che stabilisce le pene dei dannati e delle anime espianti secondo la legge del contrappasso. Essa costituisce in parte un’applicazione del principio giuridico della legge del taglione, che si trova anunciata nell’Antico Testamento – Il celebre motto “occhio per occhio, dente per dente”, che implica, all’interno della Commedia, i peccati commessi in vita vengano puntii nell’aldilà con pene adeguate e proporzionate alla colpa. Il diritto medioevale prevedeva questa forma di punizione e rappresaglia vendicativa, esercitata sia dalle istituzioni statali sia dai singoli individui. Ma Dante, a differenza del principio biblico e della sua applicazione giuridica, elmina la componente di paura vendtta; ogni anima è nell’aldilà ciò  che decise di essere in vita; ciascuna prosegue il percorso morale che intraprese nel moondo durante la propria esistenza storica, in base alle proprie libere scelte ma anche alle condizioni oggettive nelle quali si trovò a vivere. Il principio del contrappasso è spiegato chiaramente dal trovatore Bertrand de Born, punito nella nona bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno, tra i seminatori di discordia.
Il contrappasso generalmente, viene applicato da Dante in due modi per analogia e per contrasto. Si ha analogia quando la pena ricalca gli effetti del peccato: è il caso, ad esempio, ei lussuriosi, che vengono trascinati dalla violenta bufera infernale proprio come in vita si lasciarono trascinare dalla violeza del peccato ha carattere metaforico. Gli indovini invece, piti nella quarta bolgia dell’otttavo cerchio, ebbere la presunzione in vita di guardare avanti nel futuro: nekll’aldilà secondo un contrappasso per contrasto, sono costretti a camminare a ritroso con il viso girato indietro veso la schiena.
Nel Purgatorio il contrappasso funziona unicamente per contrasto: le anime si sono già pentite e devono espiare la loro disposizione al peccato, contrastandola. Esse accolgono con gioia la pena, perché sanno ce essa li avvicinerà alla beatitudine.

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